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Fiumicino, nasce la prima birra artigianale prodotta dai ragazzi autistici: già in vendita 3.500 bottiglie

Il nome è sincero come il gusto: 'Nabiretta neurodiversa, è la prima birra made in Fiumicino nata grazie al progetto di reinserimento sociale e lavorativo dell’associazione Dalia blu e del birrificio Birradamare, animato da ragazzi autistici in collaborazione con gli psicologi di sostegno del centro Officinamente.

L’idea nasce grazie a Valentino Martiri, presidente dell’associazione Dalia Blu e padre di una giovane ragazza con una lieve forma di autismo Giulia, 20 anni, e prevede la realizzazione di una birra per coinvolgere i ragazzi nel mondo del lavoro. Ed è così che per diversi giorni quattro ragazzi con una lieve forma di autismo si sono recati nello stabilimento aiutando il mastro birraio a produrre le birre.

Un impegno regolarmente retribuito e in seguito oggetto di confronto con un'equipe di psicologi. Questa birra prodotta con metodi artigianali nasce con l’intento di contribuire a diffondere il concetto di neurodiversità e per sostenere attraverso i proventi della sua vendita l’associazione, che promuove progetti di inclusione sociale.

Si tratta di una birra artigianale, chiara e leggera, dal colore oro paglierino: ha un buon tenore di amaro, spiccato sentore di luppolo e gusto secco e pulito. La birra è venduta al pubblico e si trova nei negozi della Compagnia del Pane e nel sito internet del birrificio www.birradamare.it «Devo trovare il modo di inserirli nel mondo del lavoro ed è così che ho pensato alla birra dato che sono un rappresentante dei macchinari per la produzione - racconta Valentino, padre di uno dei quattro ragazzi - debbo ringraziare coloro che ci hanno messo a disposizione la struttura rinunciando alla loro regolare produzione e che ci hanno permesso di usare il loro marchio ‘nabiretta chiara, permettendoci di sfruttare la loro visibilità».

«Per i ragazzi è stato molto importante: abbiamo fatto capire loro che cosa significa svolgere un'attività lavorativa. Ora non fanno altro che chiederci quando potranno ripetere l'esperienza». Valentino ha sostenuto tutte le spese del progetto: dall'assicurazione temporanea alla retribuzione dei ragazzi a quella degli psicologi che hanno partecipato. Sono state prodotte 3.500 bottiglie: il ricavato della vendita sosterrà un nuovo progetto. L’associazione sta poi pensando di riportare i ragazzi al birrificio: tra loro si è creato un bel clima e non vedono l'ora di tornare in azienda. L'intento è quello di consentire a questi ragazzi di lavorare, magari per potersi sostenere almeno in parte nella loro vita futura.

 

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